Indice

  • Convento dei Frati Cappuccini
  • Cappella di Santa Caterina

Convento dei Frati Cappuccini

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La religione del serafico Francesco, è da guisa d'una Pianta felice, che ben radicata nella terra, s'innalza con varij rami al cielo; così ella piantata da Fra Matteo Baschi nella Marca Anconitana in Camerino l'anno 1525, havendo ben fisse le radici sue mediante la Regola, con la quale è retta, cresce à maraviglia, & stende i rami suoi, due de' quali felicissimi dir si possono quelli de' Padri Capuccini, che trapiantati in questo nostro terreno perugino, & irrigati dalle copiose acque dell'elemosine di persone pie, producono frutti in grande abbondanza; l'uno ramo è il Convento di detti Padri, posto nel Monte vicino a Perugia, che communemente chiamasi Montemalbe, al quale conviensi la loda de primi, & più antichi luoghi di questa Religione; L'altro è il Convento posto fuori di Porta Sole, che fu l'anno 1573 edificato, ..."(1).
Chiesa di S. Giuseppe

Dai Cappuccini, Monte Malbe "Sembra preso nel 1534 ma l'atto è registrato il 7 maggio del 1535"(2); Nel documento del 7 Maggio 1535 si legge che i Magistrati "Intellecta petitione facta prò parte fratrum Sancii Francisci nove congregationis heremitarum vulgariter dicti 'li scappuccini' petentium eisdem concedi locum positum in monte malbe nuncupatum 'el loco novo' una cum eminis tribus terreni circum circa, computata media salma terreni, alias concessis per antecessores M.V.D. soda et selvata ..."(intesa la richiesta fatta a nome dei Frati S. Francesco della nuova congregazione degli eremiti volgarmente detti 'li scappuccini' di concedere ai stessi richiedenti un luogo posto in Monte Malbe detto 'il luogo nuovo' con intorno 3 mine di terreno (1,34 ettari*1) sodo e boschivo, inclusa mezza soma di terreno, precedentemente concesso dai predecessori "M.V.D." ...) e la domanda è accolta(8). Da alcuni si ritiene che nella mezza soma di terra data ai Cappuccini prima del 1535 sorgeva una piccola chiesa intitolata a S. Caterina (vedere Cappella di Santa Caterina). Si dice poi anche che tale concessione sia avvenuta quando i rapporti tra il Pontefice e la città di Perugia erano tesi, e "Per ammansire la iena [il Papa], si propose perfino di erigergli una statua; si concedette un largo tratto di terreno in Montemalbe al nuovo ordine dei Cappuccini"(3).

A finanziare l'opera di costruzione del convento dei Cappuccini di Monte Malbe è Antonio Capoleoni di Luca detto Anton Berrettaro, iscritto al collegio dei cappellai e berrettai e che commerciava con le berrette importate dalla Germania. Gli morirono la moglie e i due figli nella pestilenza del 1528-29 e furono sepolti del convento di S. Francesco dei Conventuali (S. Francesco al Prato) e ai religiosi del monastero donò due poderi. Nella quaresima di Pasqua del 1535, il Cappuccino P. Bernardino d'Asti si trovava a predicare a Gaglietole, vicino Collepepe; mentre era di passaggio a Perugia e ospite del suo amico dal dott. Guglielmo Pontano, incontra per caso Antonio che sente una voce interna dirgli "questi saranno i tuoi eredi e figiuoli"; assicurato della bontà del frate e dei suoi compagni e dopo aver saputo che erano in cerca di un sito presso Perugia, Antonio si offrì di dare a P. Bernardino e ai Cappuccini tutto il necessario per compiere la loro opera; Antonio beneficò i conventi Cappuccini di Assisi, di Foligno, di Spoleto e di Panicale e, dopo che i Padri ebbero ottenuto Monte Malbe, costruì loro il convento con tanta sollecitudine che vi andarono ad abitare nell'ottobre dello stesso anno(4)(2). Circa un secolo dopo, il convento è ancora cosi descritto: "fu fabbricato conforme alla povertà cappuccina, con celle di vimini n. 19, a spese d'un tale Antonio Berrettaro."(5).

"Da poco si era fabbricato il convento di Montemalbe e Perugia tutta risuonava del nome di un celebre frate che predicava nel 1536 in S. Lorenzo."(6), "Fra Bernardino Ochino da Siena, Vicario Generale dei Cappuccini, persona dotta e prudente, predicando quest'anno in Perugia fa due opere piissime (1539)", cioè erige il Collegio dei Cappuccinelli per 20 fanciulli orfani e il Collegio delle Zitelle derelitte per 40 zitelle orfane e povere; tra i numerosi e illustri Padri si ricorda P. Francesco Pipanti da Iesi che grazie al suo esempio e alla sua opera, salva la riforma dall'essere soppressa per l'apostasia di succitato Ochino a cui successe come Vicario Generale, e riacquista l'affetto dei grandi e del popolo(2); altro Padre da ricordare è P. F. Valentino da Terni, Guardiano nel Convento di Monte Malbe, uomo "zelantilssino dell'osservanza regolare", "La sua oratione era di tanta efficacia, e virtù appresso Dio, che per essa ottenne molte gratie"(7).

Nel 1538, su istanza dei PP. Cappuccini, la città accorda loro un'altra mina (o un'altra mina e mezzo(4)) di terreno (0,45 ettari) sodo e "selvato"(8).

Dal 1542 questo luogo è sede del noviziato fino al 1966(2)(9).

Sempre nel 1542, mentre si trovava a Perugia, Papa Paolo III visita personalmente il convento di Montemalbe con un seguito di prelati e cavalieri(2).

Quando erano in città, i Cappuccini di Monte Malbe venivano ospitati nella casa del generoso Antonio Berrettaio; dopo la sua morte nel 1558 circa, egli lascia la casa in eredità all'ospedale della Misericordia e, trovandosi assai lontani dalla città, i frati decidono che era necessario per loro un nuovo ospizio; nel 1564 i Cappuccini ottengono dal Magistrato 30 scudi e 18 baiocchi e mezzo per costruire un nuovo ospizio vicino alla chiesa di S. Maria Novella in Perugia (poi di S. Benedetto dei Condotti in Corso Garibaldi)(6)(4); nei primi anni del sec. XVII i Padri trasferiscono l'ospizio in una casa ricevuta in elemosina presso la via Appia e l'acquedotto(8)(4); in seguito, altri ospizi usati dei frati sono quelli in via dell'Arco (conosciuto nel 1798) e in Piazza Grimana dal 1866 fino al 1922(6).

Nel 1570 i Magistrati di Perugia concedono ai Padri Cappuccini un'elemosina di 6 scudi e 25 baiocchi per permettergli di svolgere il loro Capitolo Provinciale(8)(2)(6).

Le scale per la Croce

Nello stesso anno, 1570, P. Stefano da Faenza, che predicava a Perugia, istituiva il Conservatorio detto della Carità, nel quale venivano educate le fanciulle nate da madri la cui moralità non era severamente custodita, o che poteva naufragare la loro virtù; ancora nel 1570 a F. Mattia da Salò viene dato dalla città un emolumento di 15 scudi per aver predicato "con molto frutto e gran concorso di popolo" durante la quaresima nel Duomo di S. Lorenzo(2).

Nel 1573 un certo Sinibaldo Bartocci dona la legna di 8 mine di terreno boschivo situato al vocavolo Varniolo in Monte Malbe al P. Bartolomeo da Città di Castello, Vicario di Montemalbe e deputato alla fabbrica del Luogo Nuovo nei sobborghi di Perugia in Porta Sole, il secondo convento dei Cappuccini(6).

Nel 1574 il consiglio Generale della città concede ai Cappuccini di Monte Malbe altri tre quarti di terra (di mina? 0,33 ettari) per ingrandire e riquadrare il loro orto e per poterlo difendere dagli animali selvaggi(4).

Prima del Concilio di Trento i giovani facevano generalmente il loro tirocinio nei conventi dove venivano ricevuti; in seguito si stabilise di usare delle sedi specifeche preposte per il noviziato tra cui Monte Malbe; i primi novizi sono ospitati nel 1575(6).

Nel 1624 i PP. Cappuccini ottengono un pezzo di selva vicino a quella che già possedevano, confinante con la strada, cioè sopra il convento, verso mezzogiorno(8)*2.

Nel 1635 il convento dei Cappuccini di Monte Malbe risulta essere nell'ambito della parrocchia di S. Maria di Cenerente(10).

Nel 1644 si ritiene necessario aumentare il numero delle celle del convento e viene decretato che la fabbrica sia finanziata "da un lassito fatto al sopradetto Convento dalla Fraternità del S.mo Sacramento di Antria con far qualche compositione in Roma"(6).

Nel 1649, per difendere loro luogo e per maggior decoro religioso, cioè "per impedire d'entrare nelle nostre Clausure le donne, dalle quali ne possono nascere molti inconvenienti, et havendo in particolar nominato il luogo di monte Malbi; pertanto habbiamo determinato, che si cinga il sito del detto Convento di muraglie"; i frati chiedono quindi ai Priori che: "essendo necessario requadrarlo in alcun luogo, per la buona disposizione di detta muraglia... supplicano per il condono di quel tanto che sarà necessario per detto aggiustamento", questa richiesta sembra poi corretta con una seconda che invece reputa "necessario in alcuni luoghi lasciar parte del detto sito, et in altri pigliarne dell'altro"; il Comune concede quanto chiesto ed elemosina ai Cappuccini 75 scudi "pro vino et companatico"(6)(8).

La Croce e le grotte

Da un'inchiesta del 1650 sappiamo che nel convento vivevano 4 sacerdoti tra cui il guardiano fra Bonaventura da Perugia, 2 chierici e 5 laici professi e che tutti "si sostentano coll'elemosine della pietà de' popoli de' castelli circumvicini e dell'istessa città di Perugia"; il Convento "Ha un'ospitio nella città, imprestato da un benefattore" e "Non ha il detto convento alcun peso di messe o di anniversarii, perpetuo o temporale. Non ha debiti di sorte alcuna, né annui né temporali."(5)

Nel 1797 le truppe francesi invadono lo stato Pontificio; con un decreto del 1798 si dichiarano soppressi diversi conventi dei Cappuccini e, nonostante l'opposizione del popolo e delle autorità locali, se ne chiudono cinque, compreso nel 22 ottobre 1798 quello di Montemalbe; fallita la campagna di Napoleone in Egitto, nel 24 Dicembre 1799 i religiosi tornano nel convento rimasto spoglio delle cose che si riescono a recuperare solo in parte(2)(6).

Nel 1810 Napoleone decreta ancora la soppressione delle corporazioni religiose e i 34 conventi dei frati Cappuccini dell'Umbria vengono chiusi; il convento di Monte Malbe viene alienato il 25 marzo 1811 e è acquistato dalla famiglia della Penna che fino al 1865 risulta esserne ancora proprietaria; dopo la sconfitta francese di Lipsia e il rientro di Pio VII a Roma nel 1814, nello stesso anno il Papa decreta che "Possono liberamente ripristinarsi li conventi e possono altresì riaprirsi li Noviziati."; ai Cappuccini viene reso il diritto d'uso del convento di Monte Malbe ma le masserizie e gli oggetti sacri risultano essere stati quasi tutti venduti e finiti nelle vicine chiese di Capocavallo, Cenerente, Canneto, Rabatta e altre(2)(6).

Molto bisognoso di restauri e di essere ampliato, dal 1830 al 1860 il convento e quasi rinnovato per rispondere alle esigenze del numero dei religiosi; nel 59-60 la ristrutturazione è resa possibile grazie al contributo di molti benefattori e del Cardinal Pecci, vescovo di Perugia, divenuto poi Papa Leone XIII(9)(6).

Dopo l'annessione dell'Umbria al Regno di Sardegna, poi Regno d'Italia, nel 1860 il Regio Commissario di Perugia decreta la soppressione "Tutte le Corporazioni e gli stabilimenti di qualsivoglia genere degli Ordini monastici e delle corporazioni regolari o secolari", si eccettuano gli Ordini non possidenti e mendicanti; nonostante questa eccezione, i cappuccini vengono ugualmente perseguitati ma quelli di Montemalbe ebbero maggior fortuna: Il Questore Lupi, dispiaciuto di dover eseguire gli ordini, biasimò il fatto che nel convento si continuasse ad ammettere i novizi, cosa proibita dalle leggi; in risposta P. Ignazio fa gentilmente notare al Questore un incongruenza nell'interpretazione del testo di legge e, con la complicità sua e degli agenti del governo, il convento non viene chiuso, neanche dopo la seconda legge di soppressione del 1866(2).

"Nel 1882 è fabbricato il nuovo noviziato, assai comodo e spazioso"(6).

 

Ricerca e Sintesi

Strade e posti

Fonti

(1) Perugia augusta.

(2) Quarto centenario della Provincia serafica dei Minori Cappuccini 1530-1930.

(3) Storia di Perugia dalle origini al 1860.

(4) Belforti-Mariotti.

(5) I conventi cappuccini nell'inchiesta del 1650.

(6) Cenni storici del convento dei Cappuccini di Montemalbe (Perugia) 1535-1935.

(7) Vite de' Santi e Beati dell'Umbria.

(8) I due conventi dei PP. Cappuccini in Perugia (1926).

(9) cappucciniimmacolata.it/montemalbe

(10) Le fonti per lo studio della popolazione della Diocesi di Perugia dalla metà del XVI secolo al 1860.

Note

*1 Le unità di misura variano in base all'anno e alla località, considero 1 mina perugina a 0,4459 ettari. Per la fonte(8), 1 mina 0,5 ettari.

*2 Non si dice a quali Cappuccini sia stata fatta questa offerta; trattandosi di terra "selvata" confinante con il convento, immagino a quelli di Monte Malbe non di Porta Sole.

Cappella di Santa Caterina

S

i dice che nel punto dov'è stato costruito il convento dei Frati Cappuccini di Monte Malbe in origine vi fosse una cappella intitolata a S. Caterina*1.

Nell'ottobre 1382 i Frati della congregazione del Corpo di Cristo (di S. Ercolano) pregano i Priori delle arti di unire la cappella di S. Caterina alla chiesa di S. Ercolano da loro officiata, dichiarandosi disposti ad accogliere come oblato nella loro congregazione l'unico eremita che officiava la cappella, fra Benvenuto; nella richiesta, i frati di S. Ercolano descrivono il vecchio eremita... "totaliter dicitur esse nedum divini offitii sed etiam litterarum ignarus" (si dice essere totalmente ignorante nei divini uffici come nella letteratura); i Priori accolgono la domanda dei frati di S. Ercolano(1).

Ma fra Benvenuto sembra non essere l'unico titolare della cappella dato che, contro questa sentenza, altri frati fanno ricorso ai Priori; l'anno dopo quindi, nel febbraio del 1383, i Priori annullano la precedente delibera riguardante il "Locus sive capella sancte Caterine de monte malbe et omnia bona dicte capelle"(luogo o cappella di S. Caterina di Monte Malbe e ogni bene di detta cappella) e ripristinano i diritti su di essa dei "vigentibus fratribus pauperibus seu heremitis fundatoribus dicte capelle seu loci sancte Caterine habitantibus ibi"(vigenti frati poveri o eremiti fondatori della detta cappella o luogo di S. Caterina dove vi abitano)(1).

Se si riordinano gli eventi ne esce una tenera storia: I frati di S. Ercolano tentano di impossessarsi della cappella di S. Caterina in Monte Malbe e dei suoi annessi chiedendo al Comune di Perugia (l'effettivo proprietario dei terreni) una richiesta di annessione con l'impegno di prendersi cura dell'unico (e ignorante) frate che vi abita, e il Comune acconsente; ma l'anziano frate non è disposto ad accettare quanto è stato stabilito di lui e della sua chiesina, ma incapace di difendersi da solo, chiede aiuto ai vecchi compagni con i quali ha edificato la cappella; questi presentano ricorso al Comune che ribalta la sentenza e stabilisce nero su bianco che gli unici titolari di detta cappella e dei suoi annessi sono i suoi fondatori. Ma chi sono i frati poveri o eremiti che aiutano fra Benvenuto? Questo non viene detto, ma è possibile che siano i fraticelli del vicino eremo di S. Maria del Sasso in Monte Malbe che circa 30 anni prima, nella seconda metà degli anni 50 del '300, sotto la guida di Francesco di Niccolò, decidono di regolarizzazione in qualche modo la comunità; si può immaginare che alcuni di loro siano stati in disaccordo con la maggioranza e che si siano allontanati dalla gruppo per fondare un nuovo luogo di culto e che poi, ripensando alla scelta fatta, siano tornati al vecchio eremo. Oppure si può semplicemente pensare che i fraticelli di S. Maria abbiano cristianamente aiutato fra Benvenuto a costruire la sua chiesa e che da lui fossero abitualmente ospitati (in S. Caterina, nel 1383 ci viveva solo fra Benvenuto, nel 1383 si dice che vi abitano i frati).

Fallita l'unione di S. Caterina con la chiesa di S. Ercolano, nel settembre 1386, essendo la cappella sempre abitata da eremiti ma abbandonata dall'ultimo frate per vecchiaia, i Priori delle Arti la concedono, riaffermando la proprietà del Comune, a fra Paoluccio Trinci, riformatore della comunità degli Osservanti, visto che a Monteripido non poteva dedicarsi completamente alla contemplazione a causa della grande folla veniva a vederlo per ascoltarlo(1)(2)*2.

Nei decenni a seguire l'oratorio risulta di nuovo dipendere dall'Ordine cistercense del Corpo si Cristo, ma questa volta sotto il monastero di S. Fiorenzo di Perugia e con esso rimane fino a quando, nel 1444/45, il monastero non passa sotto'Ordine dei Servi di Maria(3)*3.

Con un documento del 1449, ricordando che "Comune Perusii fuit concessa ecclesia seu oratorium S. Caterine, sita in contrata Montis Malbe Comitatus Perusii cum omnibus suis bonis..."(dal Comune di Perugia fu concessa la chiesa o oratorio di S. Caterina nella contrada di Monte Malbe nel comitato perugino con ogni suo bene) alla badia di S. Maria in Campis di Foligno, sede principale dei monaci del Corpo di Cristo, si stipula un contratto d'affitto per 16 anni con "Bartholomeo Andree Pascutii de Perusio, P.S.A., totum terrenum aratum, olivatum etc. cum casalinis in ipso existentibus in dicta contrata, pertinentibus ad dictam ecclesiam"(Bartolomeo ..., di tutta la terra arata, olivata, ecc. con casalini presenti nella detta contrada pertinente alla detta chiesa)(4). S. Caterina rimane quindi sotto il controllo dell'Ordine del Corpo di Cristo ma il controllo passa direttamente dalla sede centrale dell'Ordine; è importante osservare che in questo contratto si descrivono sommariamente quali sono gli annessi dell'oratorio, cioè terra arata, olivata e casalini (edifici umili o non propriamente abitazioni) quindi di un fondo agricolo non abbandonato ma neanche più abitato da frati. In fine è importante notare che S. Caterina viene sempre definita cappella, oratorio, chiesa o luogo, mai eremo inteso come dimora di eremiti*4; il vecchio frate, e forse altri, sicuramente dimorava in uno dei casalini.

Si sostiene da molti che nel 1535 i Padri Cappuccini abbiano costruito il loro convento e la chiesa sopra quella di S. Caterina(5)*5; un'altra ipotesi è che il luogo di S. Caterina sia stato donato ai Cappuccini, presumibilmente a quelli di Monte Malbe (non di Porta Sole) dal Cardinale Fulvio Giulio della Corgna tra il 1551 e il 1574(3)*6. Comunque stiano le cose, una prova del legame tra il convento e l'antica cappella potrebbe essere nel fatto che nel 1956 si ricorda che nella chiesa del convento intitolata a S. Giuseppe sposo della Beata Vergine, l'altare laterale era ancora dedicato a S. Caterina(6).

 

Ricerca e Sintesi

Strade e posti

Fonti

(1) I Fraticelli di montemalbe a Perugia nel secolo XIV (in Scritti di Storia).

(2) San Giovanni da Capestrano studente e giudice a Perugia (1411-1414).

(3) Delle memorie annali et istoriche delle cose di Perugia.

(4) Il tempio San Francesco al Prato in Perugia restituito al culto ed all'arte l'anno 1926 settecentesimo dalla morte del Santo.

(5) Belforti-Mariotti.

(6) Chiese perugine dipendenti da monasteri (in Benedictina).

(7) I due conventi dei PP. Cappuccini in Perugia.

Note

*1 Alcuni storici, e in particolare la fonte(7), affermano che i religiosi di S. Maria del Sasso fossero gli stessi dell'oratorio di S. Caterina; anche ritengo probabili che ci siano stati dei contatti tra loro, prove di questo non ce ne sono e anzi, le loro storie sono ben distinte.

La fonte(7) indica nel 1523 in S. Caterina uno dei luoghi adibiti alla sepoltura degli appestati; la stessa fonte riporta dei racconti de "La tradizione costante che ancora vive [nel 1926] nel detto luogo, o convento di Monte Malbe [dei Cappuccini], narra che ivi fosse il sepolcro degli appestati"; anche ammettendo che vi sia una qualche verità in questi ricordi, questi non possono riguardare S. Caterina difatti la stessa fonte riporta in allegato il documento del 1523 con la lista delle chiese adibite a questo scopo e tra queste compare chiaramente solo la chiesa di "Sancta Maria del Saxo" e non S. Caterina.

Sempre la fonte(7) afferma che le due chiese possono essere considerate quasi una unica perché poste all'interno dello esteso vocabolo Sasso e perché distavano solo 0,5km; in verità la distanza tra le due chiese è di 1,3km lineari (se S. Caterina era dov'è il convento dei Frati Cappuccini) e, come detto, la delibera del 1523 cita chiaramente la chiesa di S. Maria del Sasso, non un generico vocabolo Sasso, vocabolo che nei testi non è mai usato per S. Caterina.

Per ultimo, il fatto che dopo la morte di fra Benvenuto i frati di S. Maria non abbiano rivendicato il possesso e l'ufficio di S. Caterina che rimane appunto abbandonata, dimostra che i due luoghi erano tra loro distinti.

*2 Nel documento allegato dalla fonte(2) si omette di indicare il nome della chiesa e dell'ultimo veccio frate che vi ha abitato, ma le circostanze sembrano confermare che si trattasse di S. Caterina e di fra Benvenuto.

*3 Diverse fonti dicono che S. Caterina sia passata dai cistercensi del Corpo di Cristo di S. Fiorenzo (oppure dall'ordine dei Servi di Maria di S. Fiorenzo) direttamente ai Frati Cappuccini, ma questo è smentito dal documento del 1449.

*4 La fonte(5) ricorda un'annotazione in un antico manoscritto: "Quest'opera è stata scritta da Iacobo da Roma presso il 'Romitorium novum Montis Malbi Tabodo' nell'anno 1448", con la parola "Tabodo" che poteva anche leggersi "Talodo" cioè Talot (o Malot) cioè l'antico e leggendario nome di Monte Malbe e del luogo della SS. Trinità (vedere Chiesa della Santissima Trinità). Sempre la fonte(5) accomuna il termine "Romitorio nuovo" con quello di "luogo nuovo", cioè nel secondo nome con cui era chiamato il convento dei Cappuccini e che di conseguenza, nella convinzione che il convento dei Cappuccini fosse stato costruito (nel 1535) nello stesso punto in cui era S. Caterina, il 'Romitorium novum Montis Malbi Tabodo' viene identificato con S. Caterina; quindi S. Caterina sarebbe il "Romitorium novum Montis Malbi", "risanato o rinnovato da nostri Magistrati" nel sec. XIV.

Va chiarito che il termine "luogo nuovo" era comunemente usato dai Frati Minori Cappuccini per i loro conventi di recente fondazione(7), tanto è vero che questa espressione è frequentemente usata per l'altro loro convento costruito a Porta Sole nella seconda metà del sec. XVI, successivo quindi al primo di Monte Malbe; oltretutto l'uso del termine romitorio o eremo per la cappella/oratorio/chiesa di S. Caterina è assai inusuale.

Quindi quale altro posto potrebbe essere il "Romitorium novum Montis Malbi"? Scorretta è anche la definizione di romitorio per la chiesa della SS. Trinità di Monte Malbe e l'interpretazione della fonte(5) sulla leggenda che la indica costruita nel punto in cui era il tempio di Malot/"Tabodo" appare forzata. Meno probabile è credere che il romitorio nuovo possa essere l'eremo di S. Maria del Sasso che nel 1448 doveva trovarsi da tempo in stato di abbandono o per lo meno in disuso dai religiosi. Il romitorio definito nuovo, se inteso come ristrutturato, potrebbe essere quello di S. Salvatore di Monte Malbe che già in questo secolo era detto appunto romitorio e che, di tutti i monasteri in Monte Malbe, è l'unico a essere stato con relativa certezza in attività per tutto il sec. XV.

*5 A ipotizzare questo sono principalmente le fonti(5) e(7), non se ne parlano affatto in "Storia di Perugia dalle origini al 1860", "Perugia augusta" e "Della historia di Perugia" (solo per citarne alcune di quelle antecedenti al '900), mentre la fonte(3) sembra addirittura smentirla.

La fonte(5), la prima che ne parla in ordine cronologico (1751-1800), afferma che la chiesa S. Caterina viene concessa ai Cappuccini di Monte Malbe dai Magistrati e che, sempre i Magistrati per istanza fatta dalla città, nel maggio del 1535 concedono tre mine di terra ai Padri Cappuccini; questa ipotesi sembra basarsi sull'errato presupposto che il termine comunemente usato dalla congregazione dei Cappuccini di "luogo nuovo" si riferisca alla chiesa di S. Caterina, vedere nota*4.

La fonte(7) avvalora la tesi della fonte(5) e interpreta quanto scritto nell'atto di donazione delle 3 mine di terra fatta nel maggio del 1535 dai Magistrati ai frati Cappuccini; nel documento si dice che nelle 3 mine di terreno donate in Monte Malbe presso "el loco novo", è "computata media salma terreni, alias concessis per antecessores M.V.D."(inclusa mezza soma di terreno, precedentemente concesso dai predecessori); si afferma quindi che il luogo nuovo e le 3 mine erano stati "concessi già molto prima dal Magistrato ai Religiosi di Monte Malbe." e si identificano i "Religiosi di Monte Malbe" con gli unici che in quel tempo potevano vivere in Monte Malbe prima dei Cappuccini, cioè quelli di S. Maria del Sasso, che erano gli stessi di S. Caterina; in verità questo è errato perché, come spiegato alla nota*1, le due chiese si trovano in luoghi distinti e distanti e seguono percorsi storici differenti, oltre al fatto che in questa data, il 1535, in S. Maria e S. Cristina non vi abitavano più frati presumibilmente da circa un secolo. Da ricordare anche nel documento del 1449 si descrive il fondo annesso a S. Caterina composto da terra arata, olivata e con casalini, mentre le terre di Monte Malbe ricevute dai Cappuccini a partire dal 1535 sono sempre descritte come incolte e boschive.

Credo invece, e anzi sono certo, che i religiosi che hanno ricevuto dai Magistrati la mezza soma di terreno, prima delle 3 mine nel maggio del 1535, sono gli stessi Cappuccini. Di quanto affermo si ha un indizio in "Quarto centenario della Provincia serafica dei Minori Cappuccini 1530-1930" dove si dice che il luogo del convento dei Cappuccini "Sembra preso nel 1534 ma l'atto è registrato il 7 maggio del 1535". In "Cenni storici del convento dei Cappuccini di Montemalbe (Perugia) 1535-1935" si riporta il documento di "Donazione del luogo di Montemalbe" del 7 maggio del 1535 e in nota si aggiunge che "... ci venne il dubbio che esso terreno fosse stato donato prima del 1535, e tal dubbio si affacciò pure alla mente dei nostri vecchi, che cercarono anche nei fogli precedenti, ma non hanno trovato nulla" e la nota continua con un virgolettato "Onde si devono quietare i frati che la prima consegna del convento per consiglio sia questa del 35. Puol essere [quindi si immagina] che fosse prima un romitorio che vi andassero ad abitarvi i frati Cappuccini, che lo ritennero con la sola licentia a voce e la sola permissione della città, tre o quattro anni prima, ma il possesso dato dalla città fu del 35" e la nota continua ancora con un'altra citazione di "Umbria Serafica", "1534 — I Cappuccini si vengono dilatando da per tutto et in quest'anno prendono il luogo di Montemalbi"; questi dubbi svaniscono dove la narrazione vera e propria inizia dicendo: "La primitiva chiesetta [del convento di Monte Malbe] era umile e povera accomodata alla meglio, quella preesistente degli eremiti, dedicata a S. Caterina Vergine e Martire. I nostri cambiarono il titolare e la dedicarono a S. Giuseppe...", si da così a intendere che nella mezza soma di terra data ai Cappuccini prima del 1535, v'era la chiesetta di S. Caterina, ma non si indica quale fonte riporta questa versione dei fatti (forse la fonte(5)?).

In conclusione, in nessun documento o fonte attendibile si trova scritto che nel terreno dov'è stato costruito convento dei Cappuccini v'era l'oratorio di S. Caterina e già solo per questo, questa ipotesi sarebbe inaccettabile e anzi, se si pesano anche agli indizi, allora è proprio da escludere.

*6 La fonte(3) elenca le chiese che dipendevano da S. Fiorenzo e tra queste è anche "S. Catarina di Montemalbe, levata [a S. Fiorenzo] dal Cardinal della Corgnia, e data ai Capuccini" ma non si indica nessuna data; a parte l'inesattezza (forse per eccessiva sinteticità) trattata alla nota*3, va detto che Fulvio Giulio della Corgna nato a Perugia il 1517, viene eletto vescovo di Perugia nel 1550 e creato Cardinale nel 1551 e che è quindi evidente che non possa aver donato la chiesa di S. Caterina ai Cappuccini nel 1535 all'età di 18 anni; anche la fonte(7) fa un accenno all'opera del Cardinale affermando che all'altro convento dei Cappuccini, detto il luogo nuovo ed edificato in Porta Sole nel 1573, il Cardinale "offrì una cospicua somma" e che a questa offerta e ad altre donazioni "il Magistrato concorse [in favore del nuovo convento in Porta Sole] aggiungendo altro terreno a quello già dato al luogo [il convento] di Monte Malbe e somministrò la calce per la nuova fabbrica.", in effetti dal 1535 al 1624 sono documentate diverse donazioni di terra fatte dai Magistrati al convento dei Cappuccini di Monte Malbe.

Ricordo che il Comune ha sempre rivendicato la proprietà di S. Caterina e della sua corte che, almeno fino al 1449, risulta affidata all'Ordine dei monaci del Corpo di Cristo; quindi non è chiaro a che titolo e in quali termini il Cardinale possa aver dato S. Caterina ai Cappiccini, forse ha semplicemente presentato richiesta al Comune o ha mutato l'affido ad altro Ordine.

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Monte Malbe Convento dei Frati Cappuccini

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