Eremo di San Salvatore

L

a testimonianza più antica del Romitorio di S. Salvatore di Monte Malbe è in un antico calendario o Sacrame del sec. XI conservato nel monastero di S. Croce di Fonte Avellana in cui si ricorda il giorno di consacrazione della piccola chiesa di S. Salvatore, il 22 febbraio, ma non l'anno, con la sua dedicazione ai santi Salvatore, Maria, Giacomo, Cristoforo e Nicola ("VIII Kal. Martij Dedicatio istius ecclesiae ad honorem S.ti Salvatoris. et S.tae Mariae V. et S.ti Jacobi et Xfori M. et S.ti Nicolai")(1).

Tra i beni confermati nel 1139 da Innocenzo II ai monaci camaldolesi dell'eremo di S. Croce di Fonte Avellana nella diocesi di Gubbio, "in Comitatu Perusino" risulta anche l'"heremum Sancti Salvatoris de Monte Albo cum ecclesiis, villis omnibusque suis pertinentiis" (eremo S. Salvatore di Monte Malbe con chiese ville e tutte le sue pertinenze); nel 1187 Gregorio VIII conferma ancora ai monaci avellanesi la "heremum Sancti Salvatoris de Monte Malbo", nel 1202 Innocenzo III la "ecclesias Sancti Salvatoris de Monte Albo" e nel 1218 Onorio III la "Ecclesiam fancti Salvatoris de Monte Alto"(2)(3).

In un censimento del 1227-29 dei beni e persone alle dipendenze del monastero di S. Croce di Fonte Avellana, si specifica che "In diocesi Perusina heremum de Monte Malbe cum priore, duobus monachis et IIII cappellanis, monach(is) et familiaribus"(Nella diocesi Perugina, l'eremo di S. Salvatore di Monte Malbe con un priore, due monaci e quattro cappellani, monaci e familiari)(3)(4); evidentemente questi ultimi dovevano essere monaci conversi, cioè monaci che pur vestendo abiti da monaco, non formulavano i voti religiosi, potevano avere famiglie e erano adibiti ai lavori manuali.

Nel documento con cui nel 1242 il Vescovo di Perugia concede in forma perpetua le terre di Monte Malbe alla comunità del castello di Corciano, si dice che un lato del perimetro di queste terre confinava con i "res quam habet heremus Montis Balbe"(beni posseduti dall'eremo di Monte Malbe)(5).

Nel 1244 "dompno Iacobo capellano hermi Montismalbe" accusa di malefici due uomini di Corciano e li fa condannare(6).

Nel 1260 le "Ecclesia Sancti Blaxii de Monte Biturlo et heremi de Monte Malbe" sono tra le chiese nel rione di Porta S. Susanna tenute a pagare l' "impositio bladi", un imposta straordinaria varata dal Comune di Perugia per fronteggiare la carestia(7).

Nel 1332-34 "domino Guillelmo priore" assolve ai pagamenti delle decime alla diocesi di Perugia per la "ecclesie S. Salvatoris hermitarum Montis Malbis"(8).

In una lista delle chiese presenti nel territorio perugino del sec. XIV, si conferma che la "Ecclesia Sancti Salvatoris de Monte Malbi" era tra quelle soggette al monastero di S. Croce di Fonte Avellana(9).

Nel 1356 il monaco avellanita e rettore della chiesa di S. Salvatore di Monte Malbe, Bartolo di Vanni, nomina il rettore della chiesa di S. Pietro di Chiugiana(10), anche questa dipendente dal monastero di S. Croce di Fonte Avellana(1)(11). Questo può significare che l'eremo è stato delegato dal monastero di S. Croce di amministrare i beni in zona per suo conto. Altre chiese vicine dipendenti da S. Croce sono S. Biagio nel castello di Corciano e S. Martino presso Mantignana(1).

Il monastero o convento o eremo di S. Salvatore di Monte Malbe è iscritto negli estimi catastali nel rione di Porta S. Susanna nel 1361, 1444; nel 1489 è riportato come "Ecclesia Sancti Salvatoris dicto El Romitorio Montis Malbi"*1 ed è ancora accatastato nel 1493(11)*2.

Nel 1507 un certo Angelo Romani che prima era stato monaco Olivetano in Monte Morcino e che poi è passato tra i monaci dell'Avellana, è il priore in S. Salvatore; dopo essere tornato al primo istituto Olivetano in Monte Morcino, è da lui rinunziato il priorato di S. Salvatore di Monte Malbe in favore ai monaci Olivetani con l'approvazione di Papa Giulio II. Esclusi dunque gli Avellanati da S. Salvatore, ne vengono in possesso gli Olivetani che vi restano pacificamente fino al 1548 quando un certo Evangelista Bruni, monaco dell'Avellana e vicario del cardinale Niccolò Bidolfi, fiorentino, nipote di Leone X e commendatario avellanese, apre una causa contro i monaci di Monte Morcino per l'annua pensione che i priori di S. Salvatore di Monte Malbe dovevano versare agli avellanesi in prova della loro legittima soggezione a questi ma che fino a quel momento dagli Olivetani non era mai stata soddisfatta. Con la sentenza del 1559 il cardinale alessandrino Michele Ghislieri stabilisce che gli Olivetani di Monte Morcino non avevano mai avuto diritto alcuno sul priorato di S. Salvatore e che questo doveva tornare in possesso agli avellaniti(12). Per far fronte al pagamento dei debiti di questa causa, l'abate di Monte Morcino è costretto a cedere in terza generazione i poderi del convento(10).

L'eremo di S. Salvatore rimane agli avellani per poco tempo perché lo stesso Michele Ghislieri, eletto Papa Pio V nel 1559, sopprime la congregazione autonoma avellanita e il priorato di S. Salvatore di Monte Malbe, come tutti i loro beni, sono declassati a Commenda(12)*3.

Tra il 1751 e il 1800 il vecchio eremo lo si descrive essere a "Beneficio semplice e il suo fruttato si trova tassato per annui scudi 250" e che "dell'eremo o Monastero non rimangono che pochi avanzi ... " e ancora che "Nella chiesa che ancora sussiste di antica struttura e di mediocre grandezza si celebra festa il dì 9 di novembre, giorno della dedicazione della Basilica di S. Salvatore."(12).

In occasione delle ripetute visite pastorali si annota che essendo questo un piccolo eremo di montagna, nella chiesa non ci sono mai stati arredi di elevato pregio; più volte i Veseovi nei loro rescritti ordinano rifacimenti e aggiustamenti o più semplicemente invitano i monaci a tenere la porta chiusa visti i palesi segni di "bivacchi di animali" oppure di mettere i vetri alla finestra "perché entra ogni sorta di volatile".(13)

Alla fine dell'ottocento il complesso è ancora annoverato tra le spettanze del Seminario vescovile finché, al principio del sec. XX come beneficio semplice viene acquistato da un possidente locale(13).

Nella seconda metà negli anni '70 del 900, Domenico Rossi, armatore e marinaio romano, acquista dal Conte Salvatori la tenuta che comprendente il Romitorio di Monte Malbe e il vicino podere Seradino (coordinate GPS 43.140931, 12.30611); ritengo possibile che questa proprietà sia stato da sempre annesso all'eremo*4; Domenico ristruttura il podere come fattoria e abitazione per la famiglia e con amore il Romitorio; come componente del direttivo del W.W.F. e appassionato di ornitologia, avvia nel vecchio eremo un centro di recupero rapaci, animali feriti o malati da curare e liberare(14).

La piccola chiesa è in fondo al cortile, probabilmente costruita nel sec. XI e ristrutturata tra il sec. XIV e XV. Nell'altare v'era una tavola con la Madre di Cristo e santi sostituita poi da una tela con il Salvatore in gloria tra i santi Lorenzo, Francesco, Giuseppe e Agostino e, presso la porta d'ingresso, un affresco con S. Sebastiano di fattura locale della seconda metà del sec. XV, appena leggibile "bottega di Bartolomeo Caporali"(13).

 

Ricerca e Sintesi

Strade e posti

Fonti

(1) Memorie storiche e amministrative del comune di Corciano.

(2) Annales Camaldulenses ordinis Sancti Benedicti 3 e 4.

(3) Carte di Fonte Avellana.

(4) Vicende insediative e assetto del territorio nell'età di mezzo una ricerca sull'attuale Comune di Corciano.

(5) Studi sull'Umbria medievale e umanistica.

(6) Codice diplomatico del Comune di Perugia, periodo consolare e podestarile (1139-1254).

(7) Città e territorio tra medioevo ed età moderna.

(8) Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV.

(9) In margine ad una carta geografica delle chiese, dei monasteri e degli ospedali della Diocesi e del contado di Perugia nel sec. XIV.

(10) archiviodistatoperugia.it

(11) Città e territorio tra medioevo ed età moderna/www.san.beniculturali.it

(12) Belforti-Mariotti.

(13) Il Gruspigno 2009 - alberto trombetta.

(14) Il Tezio e ... dintorni n.45.

Note

*1 La fonte(12) ricorda un'annotazione in un antico manoscritto: "Quest'opera è stata scritta da Iacobo da Roma presso il 'Romitorium novum Montis Malbi Tabodo' nell'anno 1448"; escludendo che questo Romitorio nuovo di Monte Malbe sia uno degli altri posti che erano in questo monte (cioè la chiesa della SS. Trinità di Monte Malbe, l'oratorio di S. Caterina e l'eremo di S. Maria del Sasso per le ragioni spiegate (vedere Cappella di Santa Caterina)), il romitorio definito nuovo, se inteso come ristrutturato, potrebbe essere quello di S. Salvatore di Monte Malbe che già in questo secolo era detto appunto romitorio e che, di tutti i monasteri in Monte Malbe, è l'unico a essere stato con relativa certezza in attività per tutto il sec. XV. Di una possibile ristrutturazione dell'eremo in questo secolo né da un cenno anche dalla fonte(13).

*2 Dal sec. XIV si trovano generiche notizie di frati, monasteri o eremi di Monte Malbe difficilmente identificabili con uno dei luoghi di culto conosciuti presenti in Monte Malbe e cioè l' eremo di S. Maria del Sasso, la piccola chiesa ufficiata da frati di S. Caterina e il Romitorio o eremo di S. Salvatore (e chissa se ve n'erano altri); un esempio di questo si trova negli estimi catastali riprodotti dalla fonte(11) nei quali sono registrati dei non specificati "Frati del convento di Monte Malbe" che negli anni 1361, 1444 e 1493 vengono allibrati per un modestissimo valore; in questi stessi anni il monastero dell'eremo di S. Salvatore di Monte Malbe è iscritto al catasto con propri estimi, così come S. Maria ma solo nell'anno 1361; negli anni 1444 e 1493 sia S. Maria che S. Caterina non sembrano essere più officiate da religiosi, anche se forse non rimasero del tutto abbandonate; a farmi ritenere che questi frati siano quelli di S. Maria sono altre simili citazioni come quelle che si trovano in alcuni testamenti dove si nota che questi frati o fraticelli sono indicati come fossero unico soggetto diuridico, distinti dal loro Priore; per esempio, in un testamento del 1326 riportado ne ('Le pergamene dell'Ospedale di S. Maria della Misericordia di Perugia dalle origini al 1400'), tra gli attori sono citati "i frati di Monte Malbe e di S. Agostino", in un altro testamento del 1422 della stessa fonte, compare "il priore dei fraticelli di Monte Malbe, [e] fra Batista uno fra i fraticelli" e poco avanti nello stesso i "fraticelli di S. Maria di Monte Malbe".

*3 I primi Abati Commendatari di questo eremo menzionati dal Riccardi sono: nel 1570 Don Francesco Baglioni dottore d'ambo le leggi, nel 1573 Don Corrado Gonzaga mantovano, nel 1574 Claudio Gonzaga cameriere segreto di Gregorio XIII. Dopo la morte di Claudio nel 1586 ne prende possesso la Curia Romana e Sisto V lo unisce alla cappella dei cantori pontifici; n'è però dismembrato pochi anni dopo quando nel 1591 passa a Don Lorenzo Roberti aretino e per successione nel 1595 passa a cremonese Offredo Offredi fatto vescovo di Molfetta nel 1598, quindi a Giovanni Denini e nel 1620 al chierico perugino Giacomo Oddi(12).

*4 Il podere Seradino si trova 1km a nord del Romitorio e, da una visuale aerea, ancora oggi se ne distingue il perimetro ovale largo 400m per 600m circa; rileggendo la storia del Romitorio ci si accorge che questo deve aver avuto da sempre una consistente e ambita corte agricola e ritengo possibile che questa fosse proprio nel podere Seradino; Nel 1139 si dice che l'eremo di S. Salvatore comprende chiese, ville e pertinenze; nel 1227 vi abitano anche conversi, cioè monaci braccianti con famiglie; nel 1242 si accenna l'esistenza di proprietà terriere appartenenti all'eremo; nel 1260 l'eremo è tra gli enti religiosi, evidentemente più benestanti, chiamati a pagare un'imposta straordinaria; tra i sec. XIV e XV il convento è allibrato anche con ingenti valutazioni; la disputa tra olivetani e avellanesi nata per contendersi la proprietà di S. Salvatore, doveva essere motivata dal fatto che questo doveva essere più di un modesto eremo isolato e difatti la vicenda si conclude con gli olivetani che devono pagare un ingente risarcimento; quando nel 1559 l'eremo è declassato in commenda, è perché evidentemente poteva garantire un certo ricavo e difatti sappiamo che nel 1751-1800 il suo frutto era tassato per 250 scudi. Per queste ragione non si può escludere che, almeno in certe fasi della sua storia, il podere Seradino fosse annesso all'eremo.

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