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Castello di Colcelli

Il castello

L

ungo la valle del Ventia si assiste a un robusto e precoce incastellamento, non proprio con il significato di nuclei di controllo territoriale, ma soprattutto di recinti fortificati costruiti allo scopo di difendere se stessi, la propria famiglia e forse anche gli abitanti della zona che ne facessero richiesta(1).
Giovanni di Val di Ponte
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Giovanni (detto Gregorio)
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          Ugo
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          Atto
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Giovanni   Bonatto (chierico)

La prima notizia del castello di Colcello è in un documento del 1050; in questo "Ugo marchio filius quondam Raginerii marchionis"(il marchese Ugo figlio del marchese Raginerio) cede al monastero di S. Maria in Valdiponte l'intera sua porzione "de curte et castello de Kastilione cum ecclesia et casis, fossis atque munitionibus" e "de castello de Collicello cum ecclesia et casis atque fossis"(del castello di Collicello con chiesa e case e fossati), entrambi nelle pertinenze della plebania di San Donato (del Ventia) nel comitato Eugubino; la rimanente porzione resta a "Iohanni de Atto"(Giovanni figlio di Atto); nel documento si precisa che il marchese Ugo aveva precedentemente ottenuto questi beni da "Bonatto clerico filio quondam Attonis"(il chierico Bonatto figlio del fu Attone (o Atto)) attraverso un altro contratto; il chierico Bonatto era certamente fratello di Giovanni d'Atto, entrambi pronipoti di un importante personaggio locale conosciuto in un testamento del 995, Giovanni detto Gregorio; Ugo e il padre Raginerio sono marchesi toscani; il contratto è redatto ad Arezzo, probabile luogo dove in quel momento si trovava il chierico Bonatto(2).

Nel 1108 si ha un contratto di locazione in enfiteusi di terre e abitazioni nella corte di "Kastro de Colcillo" da parte del monastero di S. Maria in Valdiponte che ne è proprietario(2); successive locazioni del monastero avvengono nel 1141 in "curte de Collecilio"(2), nel 1147(3), 1173(2) e nel 1179(2). In Colcello il monastero effettua acquisti nel 1187 di servi(3), nel 1212(4) di terreni e servi, nel 1236(4) e ancora nel 1265 di diritti su servi(4).

Altri beni fondiari "in Collicello" sono quelli confermati da Pasquale II nel 1100 all'abbazia di S. Paolo di Valdiponte(5). Nel 1193 Papa Celestino III conferma ancora all'abbazia "Quicquid habetis in castro colcelli et pertinentijs suis"(Qualunque cosa abbia nel castello di Colcelli e sue pertinenze) e anche "Quicquid Iuris habetis in Ecclesia Sancti Iohannis de Colcello"(Qualunque diritto abbia nella Chiesa di San Giovanni di Colcello)(5).

La canonica di S. Mariano di Gubbio riceve presso Colcello una donazione nel 1107(6)(7).

Fino al primo quarto del XIII secolo, anche un gruppo familiare dei Pellegrino Giardino vanta una buona base patrimoniale nella valle e in Colcello(1).

In diverse fasi storiche presso Colcelli si ha notizia della presenza di mulini; genericamente in Colcelli nel 1050 e tra Fibino e Colcelli dal 1056 al 1271 (vedere Molino di Galgata).

  Pellegrino
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  Girardino
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  Pellegrino
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Pellegrinotto
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  Girardino

Nel 1188 i tre principali possidenti di Colcello, cioè il monasteri di S. Maria, l'abbazia di S. Paolo e Girardino di Pellegrino, concedono la franchigia agli uomini del castello, cioè tutti i casalini ivi esistenti per il canone annuo di un cero a S. Paolo e a S. Maria da donare nel mese di agosto. Gli abitanti del castello promettono di non alienare i casalini ad altri che ai loro signori; i concedenti a loro volta si impegnano a non compiere atti ostili e a dare il loro appoggio alla costruzione (o forse ricostruzione?) di una cinta muraria intorno al centro abitato(2)(4).

"L'Anno 1217 ardeva fra i nostri di Gubbio, e quelli di Perugia una guerra crudele, che accesa per gelosie, e considerazioni politiche solite, massimamente ne' tempi torbidi d'all'hora, in ciascun'angolo d'Italia a nascere fra' popoli confinanti, andò a poco a poco crescendo al crescere delle offese, delle pretensioni, e delle speranze dall'una, e dall'altra parte."... "Fra queste turbolenze intestine, erano trameschiati particolarmente i Conti di Santa Christina con altri Conti, e grandi della Città in molto numero, i quali o per migliorar condizione, o per assicurarsi dall'imminenza del pericolo, deliberarono di gittarsi alla protezion di Perugia col cui Contado confinavano i loro Castelli, e Domini, allettati dagl'inviti, e dalle promesse, che facevansi loro d'assistenza, e d'aiuto."... "Fattasi poi a' Gubbini qualche apertura per la pace, e richiesti a consentire, che arbitrasse sopra le differenze fra essi, e Perugini Pandolfo di Figura, Console di Roma, e Podestà della stessa Città di Perugia...". Gli eugubini si pentono della fiducia riposta in Pandolfo perché "Il Laudo poi, che da Pandolfo si diede il di due di Decembre 1217, fu così iniquo, e così stravagante, come può vedersi dagl'instrumenti originali, che si conservano negli Archivi publici di Gubbio, e di Perugia;". Secondo quanto stabilito dal lodo di Pandolfo, gli eugubini devono cedere in perpetuo alla città di Perugia numerosi castelli, tra i quali quelli "di Colcelle, di Febino, e di Codale con tutte le loro Corti, Tenute, e Distretti, e tutto ciò che Gubbio possedeva da quei confini nella parte verso Perugia."(8).

A differenza di quanto avviene per i signori di Fibino, la famiglia dei Pellegrino di Colcello sembra ben integrarsi nel tessuto cittadino perugino. La loro poca dedizione per le attività rurali sembra dimostrata dall'incapacità di affermare la proprietà di alcune terre, causa di conflitto a inizio XIII secolo tra Pellegrinotto (di Pellegrino) e il monastero di S. Maria di Valdiponte(1)(4).

Dopo essersi creata una nuova base patrimoniale in città e nell'area suburbana (1227) ed essersi inserito nella classe dirigente perugina, anche se non in posizione di primissimo piano, nel 1236 Pellegrinotto Pelegrini Girardini e il figlio Girardino vendono al monastero di S. Maria di Valdiponte tutte le proprietà che avevano in Colcello, S. Cristina, Castiglion Fidatto e Fibino(1)(4).

Nel 1251 il Rettore del Ducato di Spoleto, incaricato dal pontefice di soprintendere sulle questioni Umbre, giudica iniquo l'arbitrato di Pandolfo del 1217 e sentenzia il ripristino del possesso dei castelli alla città di Gubbio(8).

Nel 1257 si riaccende il conflitto tra la Gubbio Ghibellina la Perugia Guelfa. Nel 1258 i nobili dei castelli che nel 1217 si erano schierati con Perugia, tornano di nuovo sotto la sua tutela; anche il castello di Colcello e, forse temporaneamente, anche quello vicino di Fibino, tornano con Perugia. Le genti di Gubbio, irritata dal tradimento, compie azioni di ritorsione contro i nobili ribelli(8).

"Vila Colçelo" appare nelle prime liste delle comunità perugine di Porta S. Angelo del 1258 e del 1260; nei censi del 1282 in "villa Colcelli" si contano 6 fuochi (famiglie)*1. Fibino compare nei registri del comune di Perugia solo con gli allibramenti dei suoi signori nel 1285. Nei successivi censi (1370), Colcello non è più presente(9).

Con il lodo Valcelli del 1259 si raggiunge un secondo accordo che dovreva mettere fine al conflitto; oltre ad altri castelli, assegna solo Colcello a Perugia, non Fibino(4)(8). Nello stesso accordo si stabilisce che i domini di Colcello e altri, danneggiati dagli eugubini in quanto alleati di Perugia, devono essere risarciti e reintegrati nel possesso dei loro beni e diritti(4).

"Nell'anno 1271 ribellaronsi i Fibinesi, unitamente a quelli di Colcelli. Vi fu dall'Abate [di S. Maria] mandata la forza armata per reprimerli, e vi si pose la guardia, che a carico dei ribelli molto tempo vi stette". La vicenda inizia sul finire del 1270 quando nei registri del monastero di S. Maria in Valdiponte sono annotate spese per delle corrispondenze con Gubbio e Coccorano e per il pagamento di "bailitores" da affiancare ai "capitanei" che, reclutando uomini per ville e castelli vicini, dovevano andare in aiuto per la causa di Fibino; negli anni successivi queste annotazioni di spesa si moltiplicano. Nel 1271 si provvede nuovamente al pagamento di due "bailitores" per andare per ville e castelli del territorio perugino e, a nome del podestà e del capitano del popolo di Perugia, ordinare agli uomini di recarsi a Febino in aiuto dell'abate di S. Maria di Valdiponte. Il 23 gennaio 1272 sono in fine destinati "2 soldi e 6 denari a coloro qui custodiunt Fiblinum"(2 soldi e 6 denari per quelli a guardia di Fibino) per una settimana. Nella vicenda sembra certo un intervento del comune eugubino in favore dei ribelli di Fibino che in questi anni sembra essere sotto la sua giurisdizione comunale. Altrettanto certo è il forte appoggio dei perugini alla causa del monastero e il coinvolgimento dei conti di Coccorano che, almeno all'inizio, appaiono ostili alla signoria monastica(1)(10). Pur mancando i dettagli di questi avvenimenti, le conseguenze sembrano compromettere il destino di Fibino, Colcelli continua a restare con Perugia.

Il conflitto tra i comuni di Perugia e Gubbio proseguone e questa volta riguardano i diritti giurisdizionali sui castelli e gli uomini di Colcello e di S. Cristina; nel 1274 dei "sapientes" designati per dirimere la questione assieme al rettore di Spoleto, deliberano che "quod homines de S. Cristina et Colcello faciant quicquid tenentur Ecclesie romane, salvo semper omni iure comunis Perusii"(che gli uomini di S. Cristina e di Colcello facciano tutto quanto è dovuto alla Chiesa Romana, sempre valvo tutti i diritti del comuni di Perugia); il Consiglio delibera di nominare altri sapientes, da inviare al rettore e al suo "iudex" nel contado eugubino per discutere l'argomento con essi(4). Se applicata alla lettera, questa sentenza sembra investire Perugia della piena titolarità di Colcello, estromettendo l'abbazia di S. Paolo; per questa ragione nello stesso anno l'abbazia chiede e ottiene dal comune di Perugia la restituzione del "castrum" e il controllo sulle famiglie(1)(5).

Forse in seguito dei fatti del 1274 detti sopra, nel 1280 si ha un'aspra disputa tra gli uomini del castello capeggiati da Gregorio di Rainolo da Colcello, con l'abbazia di S. Paolo in Valdiponte; questa viene risolta attraverso un lodo arbitrale che concede a Gregorio la libertà dai vincoli servili, in cambio di 18 libre cortonesi e la metà dei suoi beni immobili da corrispondere all'abbazia di S. Paolo; tuttavia Gregorio dove riottenere in enfiteusi la metà dei casalini che aveva nel castello(1).

Nel 1304 il Duca di Spoleto, e Rettore della Terra degli Arnolfi, General Deputato per la Sede Apostolica, con una sentenza definitiva conferma Colcello e Fibino alle dipendenze del comune di Perugia; negli anni successivi i signori di Febino torneranno invece con comune di Gubbio(8), come sarà anche per Colcello.

Nel 1316 un "Savarellus Arsebati de curia castri Colcelli Eugubine Diocesis" promette al priore Deotefeci della canonica S. Mariano di Gubbio di ripagare un debito per la cattiva gestione della chiesa di S. Salvatore di Fibino(7).

Nel 1322 si risolve in via arbitrale una controversia tra il Monastero di S. Maria e l'abbazia di S. Paolo su un casalino e una casa in Colcelli(5).

Da un censimento del 1567-68, nella parrocchia di Colcello si contano 29 famiglie(11).

Nella descrizione dello Stato d'Urbino e del suo governo nel 1623, Galgata, Febino e Colcelli sono tra i luoghi della città di Gubbio che per statuto hanno il titolo di castello(12).

Nel 1600 e 1685 Colcelli è tra le terre, ville e castelli dell'eugubino(7).

Nel 18 luglio 1652 il proprietario di buona parte del territorio circostante Francesco Cenci, la cui famiglia si era affermata in zona sin dal '500 e il cui fratello Angelo è il bisnonno di Don Pio Cenci, letterato storico eugubino, avvia una vertenza a nome delle comunità di Febino e Colcello contro il comune di Gubbio per far valere il diritto concesso dai Duchi d'Urbino di esenzione da ogni dazio e gabella; Francesco raccoglie documenti e testimonianze di persone che hanno vissuto o vivono nella zona senza però avere interesse in causa non avendo proprietà o beni in loco. L'esito della vertenza non si conosce ma i carteggi sono stati conservati dalle autorità, come chiesto da Francesco, a riprova di tali diritti anche per gli anni a venire(13).

Da un censimento diocesano del 1829, in Colcelli, frazione di Febino, si contano 100 anime(14).

Nel 1938 si descrive che "L'Abbazia di S. Paolo ... e il Castello di Collicello non sono oggi che miserabili avanzi delle glorie passate ove mani sacrileghe e vandaliche tolgono ogni giorno pietre e marmi..."(5).

La chiesa

Nel 1050 Ugo marchese dona al monastero di S. Maria di Val di Ponte una porzione del castello di Colcello e, assieme ad esso, i beni pertinenti alla sua corte tra cui la chiese(2).

Nel 1193 Celestino III conferma al monastero di S. Paolo di Valdiponte, assieme ad altri beni, anche "Quicquid Iuris habetis in Ecclesia Sancti Iohannis de Colcello"(Qualunque diritto abbia nella Chiesa di San Giovanni di Colcello); in una precedente conferma all'abbazia del 1110, la chiesa è assente(5).

Da una testimonianza della prima metà del XIII secolo risulta che la chiesa di Colcello era usata anche come deposito di viveri(4).

La chiesa di Colcelli, "Ecclcsia S.ti Iohannis de Colcello", è menzionata nei decimari del sec. XIV(15)*2.

Nel 1575 si progetta di unire questa Parrocchia a quella di S. Cristina della Diocesi di Gubbio sita nell'omonimo castello(3).

Nel 1734, dai racconti del vecchio padre, un testimone in un processo ricorda, tra le altre cose, che "Il parroco di Febino diceva la Messa una domenica a Febino, una domenica a Colcelli e un'altra a S. Apollinare di Castel Fidatto"(7).

Nel 1941 la diocesi di Gubbio svolge un censimento delle campane negli edifici di culto esistenti. Il parroco di Febino comunica che in Febino la chiesa aveva due campane di circa 80 e 15kg, in bronzo e databili al 1500 circa, così come a Colcelli ma di circa 20Kg; a I Camperi la campana era di 5Kg(16). Questo fatto conferma che almeno fino al 1941 la chiesa era ancora custodita.

Nel sunto dalla fonte(7) sullo stato di Colcelli nel 1979 ricorda che "Ciò che rimane del 'castrum Colcelli' sono dei ruderi vistosi, alcuni locali ricavati dal cassero e dal 'palatium' adibiti a stalle, e la chiesa semidistrutta che lascia intravedere, tra prosperose ortiche, frammenti di splendidi affreschi.".

Oggi del castello resta ben poco, alcuni edifici sono stati ristrutturati, ma diversi altri sono in rovina e sommersi dalla vegetazione. Colcelli è proprietà privata.

 

Ricerca e Sintesi

Strade e posti

Fonti

(1) Le signorie rurali nell'Umbria settentrionale. Perugia e Gubbio, sec. Xl XIII.

(2) Le più antiche carte dell'abbazia di S. Maria Val di Ponte.

(3) BDSPU - Santa Maria di Valdiponte.

(4) Repertorio delle famiglie e dei gruppi signorili nel perugino e nell' eugubino tra XI e XIII secolo.

(5) An umbrian abbey San Paolo di Valdiponte.

(6) Archivio per la storia ecclesiastica dell'Umbria.

(7) Castelli, palazzi fortificati, fortilizi, torri di Gubbio dal secolo XI al XIV.

(8) Delle lettere del signor Vincenzo Armanni.

(9) Città e territorio tra medioevo ed età moderna.

(10) Protesta e rivolta contadina nell'Italia medievale.

(11) La popolazione della diocesi di Gubbio in una carta topografica del XVI secolo.

(12) Della zecca di Gubbio e delle geste de Conti, e Duchi di Urbino.

(13) Post fb di Leonardo Clementi e testimonianze di Paolo Cenci.

(14) Indice alfabetico di tutti i luoghi dello Stato Pontificio.

(15) Atlante geografico del territorio di Gubbio nel '700.

(16) 1769 Documenti sulla fusione del campanone.

Note

*1 Di piccole e piccolissime località con il nome di Colcello o Collicello o simili ce ne sono non poche ma è evidente che la villa "Colcelli" dei censi dalla fonte(9) sia quella lungo il Ventia; negli anni a cui si riferiscono i censi della fonte(9), è giusto che, come Civitella Benazzone, faccia parte del rione di P.S.A., meno spiegabile è invece il fatto di essere identificata come villa.

*2 La fonte(15) riporta i decimari dal 1295 al 1397; in ("Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV") si riportano i decimari fino al 1334 e S. Giovanni è assente; immagino quindi essere successivi al 1334.

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