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  • Castello di Galgata
  • Pieve di San Donato del Ventia

Castello di Galgata

Il Castello

A

nche se del castello di Galgata non si hanno esplicite testimonianze scritte datate come come si hanno per quelle degli altri due castelli della valle del Ventia, Colcielli e Febino, la sua esistenza è certamente altrettanto antica.

Nella "Carta de Fiblino" del 1056, il monastero di S. Maria Val di Ponte riceve in dono beni e terreni in un'area che si trova nel "territorio Egubino in loco qui dicitur Sarappi aut Galliga" (territorio eugubino nel luogo chiamato Scarappi o Galgata); nel 1064 lo stesso monastero riceve un'altra donazione sempre nello stesso luogo che comprende, oltre a terre, una porzione del "castello qui nominatur de Raginerius"(castello detto "di Raginerius", cioè di Fibino); questi due documenti non riferiscono direttamente del castello di Galgata ma al suo territorio che in quest'epoca pare comprendere anche quello di Fibino.

I Privilegi del 1143 di Papa Celestino II, del 1170 di Papa Alessandro III e del 1182 di Papa Lucio III, confermano diritti già in essere della canonica di S. Mariano di Gubbio su "Castrum Galligatae"(2). Ad amministrare i beni nella valle del Ventia a nome della canonica di S. Mariano di Gubbio, sono gli arcipreti della pieve di S. Donati del Ventia. Nel sec. XIII la canonica di S. Mariano riceve in Galgata una donazione nel 1202(2)(3) ed effettua un'acquisizione nel 1218(3).

Il monastero di S. Maria in Valdiponte entra in possesso dei beni immobiliari nel castello e nel territorio di Galgata con una prima donazione del 1054(1)*1; nel documento si dice che tale donazione è fatta "... secundum nostram legem Langobardam dare omnem terram quantamcumque nos abemus in toto territorio Egubino" (secondo la nostra legge longobarda a dare tutta la terra che in qualsiasi modo abbiamo in tutto il territorio eugubino); questa affermazione ribadisce l'uso del principio della personalità del diritto (cioè legato alle proprie tradizioni e contrapposto alla territorialità del diritto) in vigore durante la dominazione longobarda e per diversi secoli successivi; un'altra comunità longobarda era anche nel vicino distretto del castello di Castiglion Fidatto (vedere Castiglion Fidatto). Attraverso altre donazioni nel 1137(1) e nel 1210(3), e acquisizioni nel 1210(3) e 1252(3) e a una riappropriazione del 1266(3), il monastero contende il controllo del castello e della chiesa al suo interno alla canonica di S. Mariano di Gubbio.

Acquerello di Galgata di Francesco Mingucci, 1626

Tra i sec. XI e XIII, i gruppi familiari di Galgata cedono progressivamente le loro proprietà ai due enti religiosi. Sono da ricordare Ugo/Ugolino "de Galgata … cum Peczo filio" (con il figlio Peczo) che insieme all'arciprete di S. Donato (del Ventia) concede la franketatem agli uomini del castello, Uguccione Guidonis e i figli nel lungo conflitto con la canonica di S. Mariano di Gubbio*1, i fratelli Alfreduccio, Loterio, Rainaldo di Iacobi con proprietà sparse tra Galgata e Civitella Benazzone e la famiglia Morico Ugolini ed eredi.

Come accennato sopra, nel 1176-1197 "Ugolino de Galgata et cum Peczo filio" (Ugoline di Galgata e il figlio Peczo) e all'arciprete di S. Donato (del Ventia), a nome della canonica di S. Mariano di Gubbio, concedono la "franketatem et securitatem" (cioè la libertà dallo stato servile) ai quattro baiuli di Galgata per conto degli uomini del castello e di tutti quelli che vi sarebbero andati ad abitare(2)(3). Il documento, oltre ad essere una testimonianza dei mutamenti in corso nella società medioevale, offre la prima e unica notizia del dominio laico nel castello.

Nel 1194 Giovanni arciprete della pieve di S. Donato in Ventia e Oradore monaco di S. Maria Val di Ponte, sono eletti arbitri dai rispettivi superiori nella controversia che vede la canonica di S. Mariano e il predetto monastero in lite per il possesso di Galgata, della sua curia e della chiesa di S. Angelo ivi sita. Essi stabiliscono che i suddetti beni siano equamente ripartiti tra le due parti, e che queste s'impegnano a vivere pacificamente(1). L'arbitrato non basta ad appianare i contrasti tra i due enti religiosi che rimarranno in conflitto per più di mezzo secolo.

                Giovanni(Gianni)
                       |
                       |
                     Guido
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              Uguccione("Uguitio")
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Avultrone      Guido  Donna Gaudiana  (figlia/e)
                             |
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                          (figli)

Nel 1209 "Uguitio q. Guidonis Iannis"("Uguitio" figlio di Guido figlio di Gianni(Giovanni)) è uno dei due arbitri, della parte dei "boni homines" Assisani, in un lodo tra Perugia ed Assisi. Uguccione, uomo di primo piano anche di Castel d'Arno (vedere Castel d'Arno), sarà il protagonista anche delle future vicende di Galgata*2.

Territorio di Galgata nel 700

Nel 1213 una disputa tra la canonica di S. Mariano e il monastero di S. Maria deve essere ancora risolta da un secondo arbitrato sempre in merito ai diritti di possesso sull castello di Galgata e della chiesa di S. Angelo; nella lite pare essere coinvolto anche "Uguccione Guidonis", firmatario come test dell'atto di compromesso(2)(3).

Nel 1217 sempre "Uguitio Guidonis Iannis et homines sue terre"(Uguccione e gli uomini delle sue terre) viene citato tra gli alleati perugini nel lodo arbitrale di Pandolfo de Sigura tra Perugia e Gubbio(3). A differenza dei vicini i castelli di Colcelli e Fibino, Galgata non è tra quelli che dal 1217 e per un secolo sono contesi da Gubbio e Perugia.

Nel 1228 "Uguccione Guidonis" offre la sua fideiussione ad alcuni esponenti della famiglia Serra che devono promettono al rettore di Spoleto di non molestare più arciprete della pieve di S. Veriano e le sue cose; il titolare della pieve è la canonica S. Mariano(3).

Nel 1232 Uguccione e il figlio Avultrone, con la complicità di Leonardo "Tafuri de Fiblino" (o di Carestello) e forse con quelli di Serra, devastano e saccheggiano il castello di Galgata, patrimonio della canonica S. Mariano di Gubbio. Le motivazioni di questo gesto non si conoscono, ma è evidente che le tensioni tra Uguccione (assieme a Perugia e al monastero di S. Maria in Valdiponte) e la canonica di S. Mariano (con Gubbio) hanno origine almeno sin dal 1213. "Gratia", sindaco della canonica di S. Mariano, protesta ed esige dai giudici delegati papali una tempestiva condanna e il risarcimento dei danni da parte Uguccione, in caso contrario annuncia appello direttamente presso la Curia romana. Nello stesso anno Uguccione e il complice Leonardo "(Tafuri) de Carestello" costituiscono un procuratore nella causa mossa contro di loro. Sono delegati a giudici il vescovo e preposto tifernati e il priore della chiesa di S. Fortunato di Città di Castello(3).

Attraverso una lettera consegnata a Leonardo "Tafuri de Fiblino" nel 1233, i detti giudici chiamano in causa lo stesso Leonardo, Uguccione Guidonis e suo figlio Avultrone; nella missiva si rimprovera loro di non aver ritirato una precedente comunicazione recapitata presso il castello di Giomici, di non essersi presentati in giudizio e si riassume l'oggetto del contendere, cioè l'accusa di aver assaltato e saccheggiato il castello di Galgata e derubando gli "homines" che in esso abitavano e di essersi impossessati dello stesso castello, facendo danni stimati, secondo la canonica di S. Mariano di parte lesa, per 1400 libre(3). In realtà la canonica S. Mariano aveva il possesso di metà del castello ed evidentemente Uguccione deve aver saccheggiato solo i fondi della canonica; l'altra metà dei beni nel castello erano controllati dal monastero di S. Maria in Valdiponte e dati in enfiteusi proprio a Uguccione.

La sentenza non si conosce, ma Uguccione deve essere stato condannato a risarcire i danni visto che per coprire i costi nel 1234 deve dare in pegno due dei suoi terreni presso Galgata(3); forse anche Leonardo è stato condannato, ma di questo non si ha notizia. La canonica di Gubbio pare ancora insoddisfatta e rancorosa nei confronti di Uguccione; nei fatti che seguono sono coinvolti il monastero di S. Maria in Valdiponte, che era già in rapporti tesi con la canonica per il controllo di Galgata, e i comuni di Perugia e Gubbio, anche loro in conflitto per il controllo di numerosi altri castelli lungo i confini; ricordo che nel lodo Pandolfo del 1217, Uguccione viene citato tra gli alleati di Perugia.

Nel 1239 il podestà della città di Gubbio, evidentemente chiamato in causa dalla canonica di S. Mariano, impedisce al monastero di S. Maria in Valdiponte, proprietario di metà del castello di Galgata, di esercitarne il possesso e di far valere il diritto di insediare nel medesimo le "nobiles mulieres" figlie ed eredi del defunto Uguccione. Una lettera del rettore del Ducato di Spoleto è inviata all'arciprete di S. Lorenzo di Perugia, con la quale lo si nomina arbitro della controversia(3). In questi fatti sembra avere qualche ruolo a fianco del monastero di S. Maria anche il comune di Perugia che per tramite di un suo bailo, recapita al podestà di Gubbio una lettera esecutoria dello stesso rettore di Spoleto e del Patrimonio(4); la sentenza dell'arbitrato è a favore del monastero di S. Maria e delle nubili eredi di Uguccione(5) e il controllo del castello di Galgata resta in mano alle figlie fino a quando nel 1266 Donna Gaudia, figlia del fu Uguccione, a nome suo e dei figli minorenni, lo riconsegna al monastero valpontese(3)(5).

Nel 1280, in un appello del giudice di Gubbio alla sentenza del Rettore del Ducato di Spoleto in merito ai castelli contesi da Perugia e Gubbio, il castello di Galgata è tra quelli ritenuti sotto la piena giurisdizione del Comune di Gubbio(6).

Nel 1326 il castello di Galgata è chiamato a dare un contributo per la costruzione di un'opera idrica sul fiume Chiascio in "pons Pillii" (ponte Pillii, presso l'omonimo castello)(6).

Nel 1338 l'abate di S. Maria in Valdiponte Uguccione, concede in enfiteusi fondi rustici e case di Galgata alle monache di S. Margarita di Rovetolo di Gubbio per tramite del loro guardiano Fr. Pietro dell'Ordine de' Minori; tre anni dopo, nel 1341, il nipote dell'abate Uguccione, l'abate Uguccione II, concede in enfiteusi alle stesse Monache terre e il Molino di Galgata per tramite del Nobile uomo Corrado della Branca eugubino, che dichiara d'averle acquistate per le religiose dal precedente enfiteuta Marco Joannello(5).

Dal 1380 il comando di Galgata è affidato a una serie di capitani; ad alcuni viene contemporaneamente affidato anche il "fortiliti S. Verecundi" o il "castrum Vallis Ingenii", entrambi presso Scritto(6).

Nel 1433 si assoldata e insediata in Galgata una guardia armata poco prima dell'arrivo di "Nicholaus Stelle" (Nicolò Fortebracci) che lo assedia. Saputo quanto stava avvenendo in Galgata, anche nel vicino "castrum Vallingenii" si paga, a metà con "dno Luca"(il parroco Luca), una guardia per la difesa del castello(6).

Nel 1435 il capitano di ventura il conte Francesco Sforza è in Umbria con la sua compagnia, ed "essendo spirato il tempo della tregua, ch'era tra Francesco Sforza, & Nicolò Fortebracci, le genti dello Sforza partite da Gualdo, pigliarono Galgata, luogo non molto da Gualdo lontano [forse al Pellini non era chiaro dove fosse Galgata?], il che inteso dal Fortebraccio [che dua anni prima lo aveva preso in possesso] vi cavalcò subito con tutte le sue genti, & messovisi attorno, lo ripigliò, & alcuni di quelli, che havevano trattato di dare il luogo allo Sforza, fece incontanente appiccare, che furono in tutto sette, & lasciatovi alcuni pochi soldati alla guardia, se ne tornò ad Ascesi[Assisi]."(7).

Nel 1441 il castello di Galgata è in condizioni fatiscenti e agli abitanti della curia viene imposto di assolvere alle riparazioni(6).

Da un censimento del 1567-68, nella parrocchia di Galgata si contano 23 famiglie(8).

Nella descrizione dello Stato d'Urbino e del suo metodo di governo nel 1623, tra i luoghi della città di Gubbio che per statuto hanno il titolo di castello, sono elencati Galgata, Febino e Colcelli(9).

Nel 1626 circa, il marchigiano Francesco Mingucci ci regala un acquerello di Galgata; nel borgo sono evidenti la porta e le mura in rovina e la torre tonda che si affaccia verso la valle del Ventia.

Nel 1685 "Castrum Galgate" è tra le ville e castelli dell'eugubino(6).

Nel 1936 la fonte(5) afferma che la chiesa e il castello sono "ora l'una e l'altro diruti".

Nel 1979 la fonte(2) fa una sintesi dello stato delle cose affermando che "Oggi di questo castello non esiste che qualche pietra sparsa".

Oggi Galgata è proprietà privata adibita ad uso turistico. Del castello è rimasto molto poco, forse i terrapieni e qualche casalino ricostruito o diruto; sull'apice del colle è stato costruito un casolare rustico con altri edifici di servizio.

I ruderi del vicino mulino di Galgata, sono l'ultima testimonianza dell'antica attività di macinatura per secoli si svolgeva lungo il corso del torrente Ventia (vedere Molino di Galgata).

Le chiese

Chiesa di Sant'Angelo. La prima notizia che della chiesa di Galgata è del 1054 quando Barunzio da Cantignano insieme al figlio dona per la salvezza dell'anima sua e dei suoi familiari al monastero di S. Maria Valdiponte "sorte de ecclesia Sancti Angeli de Cantiniano, sicut nobis pertinet, cum casis, vineis, pratis, pascuis, silvis, salectis, sationalibus una cum aquis, aquimolis limitibusque suis, cum arbustis, arboribus, pomiferis et infructiferis, diversisque generis cum omnibus illarum pertinenti is et omnibus quod infra se et super se habent in integrum cum introitu et exoitu suo;"(la parte(?) della chiesa di S. Angelo di "Cantiniano" come ci appartiene, con case, vigne, prati, pascoli, boschi, selceti, seminativi, insieme con acque, con mulino ad acque e ruoi limiti, con arbusti, alberi, fruttiferi e infruttuosi, e di varia natura, con tutto ciò che è pertinente, e tutto ciò che è tra e sopra compreso con introiti e spese)(1); la chiesa e il consistente patrimonio si trova in un area rurale non lontana da Galgata, da un torrene (Ventia?) e da un mulino ad acqua*3.

Nel 1194(1) S. Mariano e S. Maria si contendono il controllo del castello e della "ecclesia Sancti Angeli que est scita in ipso castro"; nel compromesso si stabilisce che i beni devono essere equamente divisi tra le due parti che si impegnano a vivere in pacifici rapporti; qui la chiesa di S. Angelo è dentro il castello. Come abbiamo visto sopra, questo non avviene perché nel 1213 è necessario un secondo compromesso per ripristinare i giusti i diritti dei due enti sul castello e sulla chiesa(2)(3).

Nel 1333-34 il rettore "dompno Hermanno" della "ecclesie S. Angeli de Fibino" paga le decime dovute alla diocesi di Gubbio(2)(10); dal nome della chiesa è escluso che questa fosse nel castello.

Dalla carta del Georgii, nell'anno 1570-74 nel territorio di Galgata sono elencate: Una parrocchia di S. Angelo, ancora una chiesa di S. Angelo in rovina, la Pieve (di S. Donato) in rovina e la chiesa di S. Maria in rovina (questa forse era quella presso Petroia)(11).

Nel 1607 Muore in "castro Carpiani" don Paris Montanari autore di un pregevole diario (1557-1604); fu rettore delle chiese di Carpiano e Galgata per molti anni(2).

Nel dipinto di Galgata di Francesco Mingucci del 1626, presumendo il campanile essere quello della chiesa di S. Angelo, questa è raffigurata sulle pendici del vicino Monte Pulito mentre l'altro edificio con campanile ad ovest verso valle, potrebbe essere quello della pieve di S. Donato del Ventia.

Nella carta del Bartoli del 1770, in Galgata è elencata una sola la chiesa di S. Angelo; nel '700 il nome di S. Angelo è anche quello di una località in Galgata(11).

A differenza delle vicine Febino e Colcelli, in cui è testimoniata una qualche attività fino alla prima metà del sec. XX, delle chiese di S. Angelo non si hanno altre notizie.

Nel 1936 la chiesa di S. Angelo di Febino è indicata "nel territorio di Castelfidatto, di rimpetto al Castello di Febino" e la si descrive così: "se ne veggono le vestige in mezzo ad un'opaca selva di grosse querce ed altissimi cerri"(5); la stessa fonte(5) descrive separatamente la chiesa S. Angelo di Galgata che era nel castello, affermando che erano "ora l'una e l'altro diruti".

Per cercare di fare ordine, appare a questo punto chiaro che le chiese di S. Angelo dovevano essere due: Una nel castello e poi rimasta appena fuori mentre questo nel tempo si ridimensionava come raffigurato nel 1770; l'altra doveva essere non troppo distante dal castello, cioè come è raffigurata nel dipinto del 1626 nei colli verso est*4.

Pieve di San Donato. La pieve di S. Donato non era distante del castello di Galgata, ne parlo in una pagina qui separata.

 

Ricerca e Sintesi

Strade e posti

Fonti

(1) Le più antiche carte dell'abbazia di S. Maria Val di Ponte.

(2) Castelli, palazzi fortificati, fortilizi, torri di Gubbio dal secolo XI al XIV.

(3) Repertorio delle famiglie e dei gruppi signorili nel perugino e nell'eugubino tra XI e XIII secolo.

(4) Codice diplomatico del Comune di Perugia, periodo consolare (1139-1254).

(5) BDSPU - Santa Maria di Valdiponte.

(6) Archivio per la storia ecclesiastica dell'Umbria (volume 2).

(7) Della historia di Perugia.

(8) La popolazione della diocesi di Gubbio in una carta topografica del XVI secolo.

(9) Della zecca di Gubbio e delle geste de Conti, e Duchi di Urbino.

(10) Rationes decimarum Italiae.

(11) Atlante geografico del territorio di Gubbio nel '700.

Note

*1 La fonte(3) considera Ugo/Ugolino e "Uguccione Guidonis" la stessa persona. A parte il nome non proprio simile, sembra difficile che possa aver avuto una vita 'adulta' di 88 anni (dal 1151 al 1239).

*2 "Uguccione Guidonis" è coinvolto nelle vicende in due ben distinte località, Castel d'Arno (assisana-perugina) e Galgata (eugubina); la fonte(3) suggerisce che fossero due persone omonime ma in verità la stessa fonte(3) attribuisce a questo personaggio eventi di questi due castelli che combaciano al punto da avere una ragionevole certezza che fosse la stessa persona; Uguccione sembra chiaramente avere origini arnati/assisane, in Galgata aveva forse beni acquisiti con matrimonio, fatto sta che dopo la sua morte il figlio Avultrone risiedere in Castel d'Arno mentre il figlio defunto Guido e le altre sue "nobiles mulieres figlie" in Galgata(3).

*3 Nel contratto di donazione è presente il nome della località, Cantiniano, ma non il nome della curia di appartenenza (a causa del danneggiamento del documento). Questa località doveva trovarsi in Galgata per due ragioni: Sul retro del foglio è appuntato come promemoria il nome "Galgada"(1); solo in Galgata e presso Galgata è testimoniata la presenza di chiese dedicate a S. Angelo.

*4 La posizione della chiesa di S. Angelo fuori Galgata, come detto, ritengo essere quella raffigurata nel dipinto di Francesco Mingucci del 1626, di fronte a Galgata sul fianco di nord-est di Monte Pulito.

La fonte(2) e(10) riportano la medesima notizia di una "ecclesie S. Angeli de Fibino".

La fonte(5) elenca una chiesa di "S. Angelo di Febino" "nel territorio di Castelfidatto, di rimpetto al Castello di Febino" quindi tra Febino e Castiglion Fidatto, decisamente distante da Galgata; segue in sequenza la descrizione della chiesa "S. Angelo di Galgata" e si afferma che "In queste vicinanze [rispetto a S. Angelo di Febino] altra Chiesa esisteva nel Castello di Galgata, al medesimo S. Angelo dedicata" quindi S. Angelo nel castello di Galgata era nelle vicinanze di S. Angelo di Febino.

Nella carta del Georgii nell'anno 1570-74, nella valle del Ventia riporta in Febino una "Chiesa di S. Angelo (ruderi)" e in Galgata una "Parrocchia di S. Angelo" e una "Chiesa di S. Angelo (ruderi)".

Nelle odierne carte regionali a 650m in linea d'aria a sud del castello di Febino, sul versante opposto della valle, poco a ovest di un vocabolo "Vencaie", è (ancora) indicata la presenza di un tabernacolo religioso (coordinate GPS 43.220661, 12.514568); da un sopralluogo fatto, in questo punto, tra gli alberi nel bordo rialzato di un terrazzo inclinato e incolto, si trovano delle fondamenta rettangolari di un edificio grande a occhio 6x4 metri; da sinistra a destra si possono vedere Col di Marzo, Colcelli, Febino e Galgata. Percorrendo a piedi strade e sentieri che da qui conducono a Galgata, ci si accorge che la distanza non è affatto poca come si dice che doverbbe essere.

Sempre nelle carte regionali a 400m in linea d'aria a sud-ovest di Galgata e 500m a nord di Monte Pulito, sulla costa del monte è indicata una piccola particella catastale (coordinate GPS 43.227743, 12.530234); questo punto potrebbe benissimo essere quello in cui Francesco Mingucci ha dipinto il campanile; vi si arriva risalendo una ripida strada che si perde nella vegetazione; qui ho trovato una lapide in cemento senza scritte (evidentemente non antica) e diverse altre pietre intorno e vicino, in una delle quali v'è incisa una scritta illeggibile; è una sepoltura fatta con pietre di riporto in un luogo evidentemente non casuale.

La chiesa di S. Angelo poteva quindi trovarsi in entrambe questi posti; a questo punto non si può escludere che le chiese di S. Angelo fossero tre, una in Galgata, una vicino Galgata e la terza a sud di Febino non lontana da Castiglion Fidatto; dei dubbi restano su quest'ultima, forse questo luogo era della chiesa di S. Paterniano di Castiglion Fidatto di cui poco si sa, e/o forse l'assegnazione di S. Angelo a Fibino significava una dipendenza parrocchiale, non territoriale.

Pieve di San Donato del Ventia

D

opo la caduta dell'impero romano, le pievi assunsero il compito amministrativo nella gran parte delle aree rurali dove più debole era l'autorità centrale. La pieve era una chiesa a capo di una circoscrizione territoriale civile e religiosa in cui erano svolte le funzioni amministrative e liturgiche più importanti per la comunità; da essa dipendevano anche le chiese e cappelle prive di battistero. Con il processo di formazione delle parrocchie nei centri abitati e con il conseguente spostamento delle fonti battesimali, la pieve perse la sua funzionalità civile e religiosa.

La pieve di S. Donato della Ventia*1 gestiva, per conto canonica di S. Mariano di Gubbio da cui dipendeva, un'area che comprendeva la valle del Ventia e le colline circostanti (a nord e a sud) fino al confine con Perugia (a ovest).

La prima notizia della pieve di S. Donato nel Ventia si ha in una atto del 1050 in cui i castelli di Castiglion Fidatto presso Col di Marzo e di Colcello lungo la valle del ventia nelle pertinenze della "plebem Sancti Donati" nel comitato eugubino, sono venduti all'abbazia di S. Maria di Valdiponte(1); questo documento è il primo che testimonia l'entrata del monastero di S. Maria in Val di Ponte nella valle e nel territorio della pieve; a questo seguiranno quelle del 1056 e 1064 in Fibino nel 1054 in Galgata e diverse altre successive(1).

Nel 1143, 1170 e 1182, rispettivamente Papa Celestino II, Papa Alessandro III e Papa Lucio III confermano (e non concedono) i diritti di proprietà del castello di Galgata alla canonica di S. Mariano di Gubbio che, come tutti i beni della canonica nella valle, nella pratica erano gestiti dalla pieve di S. Donato(2); nel (1188-1194) il vescovo di Gubbio conferma alla canonica il possesso della "plebem sancti Donati de Ventia; et ccclesiam sancii Salvatoris que est posita in Galgate Eugubina" (la pieve S. Donato del Ventia e la chiesa di S. Salvatore posta in Galgata di Gubbio)(S. Salvatore in realtà è sui i colli di Fibino)(3); da un arbitrato del 1194 tra S. Maria in Valdiponte e la canonica di S. Mariano, si conosce che S. Mariano aveva la proprietà di metà della chiesa di S. Angelo di Galgata(1). Le prime notizie delle chiese di S. Salvatore e S. Angelo si hanno da metà del secolo XI da documenti valpontesi(1).

Le donazioni ricevute dalla canonica di S. Mariano Tra i sec. XII-XIII sono: Nel 1107 di beni in Colcello(3)(2), nel 1202 di beni e diritti in Galgata(4)(2) e nel 1204 di un terreno forse presso Carestello(5). Le acquisizioni sono nel 1084 di beni presso la pieve ed il Ventia(3) e nel 1218 di beni e diritti in Galgata(4).

Nel 1176-1197 "Ugolino de Galgata et cum Peczo filio" (Ugoline di Galgata e il figlio Peczo) e all'arciprete di S. Donato (del Ventia), a nome della canonica di S. Mariano di Gubbio, concedono la "franketatem et securitatem" (concessione di diritti e garanzie) a quattro baiuli di Galgata anche per conto degli uomini del castello e di quelli che vi andranno ad abitare(4)(3).

Le progressive assimilazioni territoriali nella valle del Ventia del monastero di S. Maria di Val di Ponte, le dispute con le famiglie locali e la lunga conflitto tra le città di Gubbio e di Perugia, sembrano logorare il ruolo della pieve.

Nel 1194 Giovanni arciprete della pieve di S. Donato in Ventia e Oradore monaco di S. Maria Valdiponte, sono eletti arbitri dai rispettivi superiori nella controversia tra la chiesa di S. Mariano e il predetto monastero circa il possesso di Galgata, della sua curia e della chiesa di S. Angelo ivi sita. Essi stabiliscono che i suddetti beni siano equamente ripartiti tra le due parti che si impegnano a vivere pacificamente(1).

Nel 1210 il monastero di S. Maria acquista servi e diritti nel castello di Galgata oltre ad altri diritti "in aqua a ponte Fiblini usque ad molendinum plebis Ventie"(in acqua a ponte Fibino fino al molino della pieve del Ventia)(4); questo atto suggerisce che la Pieve di S. Donato del Ventia si trovava nelle vicinanze del Mulino (probabilmente di Galgata) e di un vicino ponte (detto invece di Fibino)*2.

Nel 1213 un'altra lite deve essere risolta con un secondo compromesso tra S. Mariano e S. Maria, sempre concernente i diritti di possesso del castello di Galgata e della sua chiesa di S. Angelo(4)(2).

Nell'arbitrato di Pandolfo di Figura del 1217 tra Gubbio e Perugia, è citata la Pieve del Ventia come riferimento del limite di confine che divide Fibino con Perugia e la pieve e Galgata con Gubbio(2).

Nel 1260 il rettore della chiesa di S. Salvatore d. Giovanni, è arbitro nella controversia che contrappone i fratelli Suppolo e Andruccio (di) Rainerii Oddonis di Fibino e "d. Perus", arciprete della "plebs Ventie". In base al lodo, i diritti di possesso su alcuni beni della pieve, che Oddo (di Tafuro, zio di Oddo di Leonardi) a suo tempo ha ricevuto in una permuta da un "d. Iagnem" (forse il precedente arciprete della pieve?), devono essere rivenduti all'attuale detto arciprete della pieve, "d. Pero"(4). Questo episodio e altri (vedere seconda metà del sec. XIII in Castello di Febino o in Chiesa de I Camperi), ci narrano delle pretese di Oddo e dei suoi familiari sul patrimonio ecclesiastico locale.

Dal 1380 il controllo del castello di Galgata è affidato a capitani eletti da Gubbio(3); la gestione del castello è quindi laica.

Dalla carta del Georgii, nell'anno 1570-74 in Galgata si riporta de "la Pieve" in stato di rovina(6).

Nel dipinto di Galgata di Francesco Minguccida del 1626, ad est si presume essere raffigurato il campanile della chiesa di S. Angelo mentre a ovest valle verso la pieve di S. Donato del Ventia.

Della pieve di S. Donato della Ventia oggi non è rimasto niente e non si conosce con certezza nemmeno la sua posizione.

 

Ricerca e Sintesi

Strade e posti

Fonti

(1) Le più antiche carte dell'abbazia di S. Maria Val di Ponte.

(2) Castelli, palazzi fortificati, fortilizi, torri di Gubbio dal secolo XI al XIV.

(3) Archivio per la storia ecclesiastica dell'Umbria.

(4) Repertorio delle famiglie e dei gruppi signorili nel perugino e nell' eugubino tra XI e XIII secolo.

(5) beniculturali.it/Pergamene

(6) Atlante geografico del territorio di Gubbio nel '700.

Note

*1 In ("Codice diplomatico del Comune di Perugia, periodo consolare (1139-1254)") si riporta in una postilla che "la 'pieve del Ventia' aveva titolo S. Donato 'de Spissis' (o 'Ciscis' o 'Aspice') e resta nei pressi dell'od. Vallingegno"; riferimenti topografici chiari di "Ciscis", "Aspice" o "de Spissis" non si hanno, ma "de Spiccis" è usato anche per il non lontano monastero di S. Verecondo presso Vallingegno.

*2 Da "L'archivio dei conti Beni di Gubbio", due atti (e registrazione) del 1482-84 sembrano confermare che la pieve fosse vicino al Ventia e al mulino di Galgata. Tralascio di riportare il 2° atto, nel 1° "Antonello di Baldo Angeluzzi, del castello di Galgate nel territono di Gubbio, vende a Federico Beni un pezzo di terra con bosco, sito nel distretto del castello, nel vocabolo 'el passo de la pieve', per il prezzo di 8 fionm d'oro". Nella Reg. Arch. è scritto "Vendita fatta da Antonello di Baldo a Federico Beni, di un pezzo di terra nel distretto di Galgata, vocabolo il Passo della Prere ['passo de la pieve' ?] o Ramora [?], con sito di un molino vecchio, formola e chiusa [forma e chiusa] nel fiume Avenzio [Ventia?]". Nel 1° atto, il nome del vocabolo "el passo de la pieve" sembra conferma la vicinanza della pieve a un passo [o ponte] a cui a dato il nome. Al netto di quella che sembra essere un'approssimativa trascrizione dell'atto in archivio, questa conferma in Galgata la vicinanza della pieve e del ponte con un vecchio mulino sul fiume Ventia.

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Coordinate GPS 43.232904, 12.535032

Galgata dal punto di vista del dipinto di Francesco Mingucci del 1626
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Ventia Galgata

Strade e Posti