Molino di Galgata

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elle fonti dove ho cercato informazioni sui luoghi della valle del Ventia, ho trovato diverse notizie riguardanti diversi mulini che erano lungo questo torrente; queste informazioni sono molto frammentate e non facili da circostanziare dato che queste strutture, più di altre, sono soggette a usura, danneggiamenti, distruzioni (per esempio causate dalle piene) e ricostruzioni (magari in altri luoghi) e che quindi potrebbero essere esistiti anche solo per tempi relativamente brevi.
Colcelli nel 700.

I luoghi lungo il corso Ventia dove erano presenti mulini dovevano essere sostanzialmente tre:

Civitella Benazzone - un mulino in questo luogo è documentato per la prima volta nel 1188 quando un certo "Pattolus de Peccio de Boncio" dona i propri beni tra cui "medietatem unius molendini quod est in Ventia" (metà di un mulino nel Ventia) al monastero di S. Maria in Valdiponte(1)(2).

Intorno al 1263 il monastero di S. Maria cede in enfiteusi alla vedova e ai figli del defunto Egidio di Omodeo, tra le altre cose, un terreno "quod dicitur quondam fuisse in flumine [Ventia] quod nominatur molendinum Bonciorum"(che si dice fosse nel fiume Ventia e che è chiamato il mulino di Boncio), tutte proprietà appartenute a Pattolo Peccio Boncio(2)*1.

Nel 1293 il monastero di S. Maria cede in enfiteusi a Taduccio Mafei di Carestello, ai suoi figli e a donna "Blanza", un terreno concesso in passato ai figli di Egidio Amodei; il terreno confina con una via "que est iusta formam molendini et gualcherie olim Egidii Amodei"(che è come forma del mulino e gualchiera che era di Egidio Amodei)(2); il mulino quindi era usato anche come gualchiera, cioè per la macina e la lavorazione della lana o della carta.

Nel 1294 si sa di una rissa avvenuta presso civitella Benazzone, "ante domum quam fecit fieri Taduccius de Carestello iusta molendinum ipsius Taducii"(davanti alla casa fatta da Taduccio di Carestello come mulino dello stesso Taduccio)(2).

Oggi un vocabolo chiamato "Podere Ventia Molino" è a sud di Civitella Benazzone sulla riva sinistra del Ventia non distante dal "Pod. Carestello" (coordinate GPS 43.199779, 12.467079); è costituito da delle case in rovina in mezzo ai campi.

Fibino e Colcelli - Nel 1056 il monastero di S. Maria in Valdiponte riceve in donazione, nei limiti del territorio di Febino, tra gli altri beni elencati "...sationalibus una cum aquis, aquimolis,..." (seminativi con acqua, molino ad acqua,...)(1)(2)*1.

Nel 1237 un campo in una zona chiamata "in Insula" tra Fibino e Colcello e metà di un molino nello stesso luogo è ceduto in enfiteusi come dote da Oddo Tafuri (di Fibino) alla figlia Torrezana e al genero "Iacobus"(2).

Molino di Galgata. Carcerario con ritrecine senza pale (foto di Leonardo Clementi)

Nel 1271 Torrezana e il figlio del defunto "Iacobus Rainucii" vendono al monastero di S. Maria un campo e un molino tra Fibino e Colcello(2).

In una cartina del 700, un terreno tra il Ventia, Colcelli e Febino è ancora chiamato "l'Isola"*2.

Galgata - Nel 1054 il monastero di S. Maria in Valdiponte riceve una donazione che comprende, tra gli altri beni, "... sationalibus una cum aquis, aquimolis limitibusque suis..."(seminativo con acqua e un mulino ad acqua nei limiti suoi)(1)*3.

Nel 1148 il monastero di S. Maria cede in enfiteusi "totum aquimolum in flumine Ventia in li Planelli" (Tutto il molino su fiume Ventia nella località "Li Planelli") a 12 beneficiari(1); questi erano sicuramente uomini di Galgata*4.

Tra i testimoni firmatari del contratto di concessione delle franchigie agli uomini di Galgata nel 1176-1197, v'è un "Petro fabro de Ventia" (Pietro fabbro del Ventia); questa figura professionale era certamente utile per fabbricare utensili agricoli e domestici, ma ancora più doveva essere necessaria per far funzionare le parti meccaniche dei mulini; il fatto che costui risiedesse proprio in Galgata non deve essere un caso(3).

Nel 1210 il monastero di S. Maria acquista diritti sui servi nel castello di Galgata e altri diritti "in aqua a ponte Fiblini usque ad molendinum plebis Ventie"(di acqua presso il ponte di Fibino fino al molino della pieve del Ventia)(2); sappiamo quindi che il mulino era tra il ponte e la pieve di S. Donato che doveva trovarsi ad est del ponte, probabilmente dov'è oggi.

Nel 1338 e nel 1341 gli abati di S. Maria in Valdiponte cedono in enfiteusi alle monache di S. Margarita di Rovetolo di Gubbio prima case e rustici in Galgata poi altri terreni e un Molino sempre presso Galgata(4).

Tra i 44 molini compresi nella lista dell'Ordine delle Gabelle del 1380 del comune di Gubbio, è presente anche il "Molino de Galgata"(5).

Nel 1482-84 in un atto depositato in archivio è registrata la "Vendita fatta da Antonello di Baldo a Federico Beni, di un pezzo di terra nel distretto di Galgata, vocabolo il Passo della Prere ['passo de la pieve'?] o Ramora [?], con sito di un molino vecchio, formola e chiusa [forma e chiusa] nel fiume Avenzio [Ventia?]"(6).

Dalla 'gorga' nel torrente Ventia si attingeva l'acqua che, deviata in un canale parallelo, alimentava Il molino di Galgata. Immagine dalle mappe del Ghelli fotografate da Leonardo Clementi

Nel 1946 il mulino di Galgata e uno dei 20 mulini idraulici in funzione nel comune di Gubbio(5).

Il mulino di Galgata e rimasto in funzione fino agli anni 70 del '900(7).

Riporto infine due riferimenti a mulini non facili da identificare: La prima è in un documento del 1050, in cui si accenna a "molendinis" compreso nei beni ceduti al monastero di S. Maria nei castelli di Colcello e Castiglion Fidatto(1); trovandosi Castiglion Fidatto in collina è evidentemente si intendeva in Colcelli (potrebbe essere anche quello tra Fibino e Colcelli); il secondo è in un contratto di vendita di un terreno alla canonica di S. Mariano di Gubbio nel 1084 di beni e terreni comprendenti tra le altre cose di "...aquismolis, molendinis et unam petiam de terra, in loco quod dicitur Morlentini, iusta Ventia"(mulini ad acqua, mulini e un terreno, nel luogo detto Morlentini, e diritti nel Ventia); la località "morlentini" non si conosce(8).

Attualmente il mulino di Galgata è pericolante esommerso nella vegetazione; ci si può solo avvicinare solo attraversando il vecchio ponticello che attraversa il torrente Ventia.

 

Ricerca e Sintesi

Strade e posti

Fonti

(1) Le più antiche carte dell'abbazia di S. Maria Val di Ponte.

(2) Repertorio delle famiglie e dei gruppi signorili nel perugino e nell' eugubino tra XI e XIII secolo.

(3) Giovanni da Lodi (antica), monaco avellanita e Vescovo di Gubbio.

(4) BDSPU - Santa Maria di Valdiponte.

(5) I mulini ad acqua nel territorio di Gubbio.

(6) L'archivio dei conti Beni di Gubbio.

(7) Notizie trovate in rete.

(8) Archivio per la storia ecclesiastica dell'Umbria

Note

*1 Nel documento è annotato "carta di Fibino", (vedere anche Castello di Febino).

*2 E' difficile immaginare dove poteva trovarsi un mulino in questo posto, ovviamente la morfologia del terreno nei secoli è molto cambiata; l'unico punto che sembra adatto a tale scopo è in un piano adiacente al "Fosso dei Camperi", a pochi metri dall'immissione nel Ventia con una cascata.

*3 Nel documento è annotato "Galgada", (vedere note in Castello di Galgata).

*4 Ritengo che si dovesse trattare del molino di Galgata per i seguenti motivi: Il fatto che i beneficiari della locazione fossero in 12, fa pensare a una comunità molto unita come lo era quella di Galgata che nel 1176-1197 ottiene alcuni diritti civili(2); In questi anni il monastero non ha ancora il pieno in possesso del mulio di Colcelli e Fibino; questo mulino è indicato in una località detta "Li Planelli" in prossimità del Ventia, questa potrebbe essere quella che nel 700 è chiamata "Pianaccia" (vedere immagine 'Territorio di Galgata' in Castello di Galgata).

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Coordinate GPS 43.23054, 12.527665

Il ponte in pietra per raggiungere il mulino
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